Itinerari naturalistici in Umbria - Castelluccio di Norcia
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Lago Trasimeno

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Il Trasimeno è stato storicamente chiamato "il lago di Perugia" e questa definizione fa ben comprendere l'importanza che il bacino lacuale ha sempre avuto ed ha per tutta l'Umbria nord-occidentale e per il territorio della Chiana toscana.
Un parco regionale ne tutela i delicati equilibri idrologici e biologici, estentendone la salvaguardia anche alle tre isole emergenti dall'acqua (Isola Maggiore, Isola Minore, Isola Povese), a tutto il sistema rivierasco che lo circonda. Il Trasimeno, incorniciato da dolci colline e da paesaggi mozzafiato percorsi da filari di viti, colture di grano e macchie di ulivo, oggi si avvale di un centro di documentazione ambientale tra i più avanzati in ambito europeo. Per la valorizzazione turistica sono stati attrezzati itinerari pedonali che ricalcano la viabilità storica, mentre l'isola Polvese è stata istituita in oasi di protezione naturalistica. Vi si possono praticare tutti gli sport nautici ed è un vero paradiso per i pescatori.



Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e i piani di Castelluccio

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Complesso montuoso antico e magico, denso di civiltà e di leggende, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini si estende su una superficie di 17.790 ettari di Area Protetta. In cima alla Valnerina, nel cuore del Parco si può ammirare un paesaggio di grande spettacolarità: i piani carsici di Castelluccio, grandioso anfiteatro sovrastato dalle cime più alte della regione, tra cui quelle del Redentore. Grandissimo interesse naturalistico si ha per l'area della Macchia Cavaliere, dove sopravvivono specie altrove estinte ed una ricca vegetazione palustre.
Le ricchezze e l'integrità biologica del Parco (sono state censite circa 1800 specie botaniche), ne fanno un comprensorio spettacolare e unico nel continente europeo. Un territorio dove la magia della natura, la storia e la cultura locale hanno contribuito a definire una realtà unica ed irripetibile.



Le fonti del Clitumno e Monteluco

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Un vero gioiello naturalistico dell'Umbria, le Fonti del Clitumno, per le suggestioni che evocano, sono il luogo ideale per comprendere l'intreccio tra religiosità e ambiente. Qui polle d'acqua dagli intensi colori ed una lussureggiante vegetazione creano un ambiente di imcomparabile bellezza.
Dedicate al Dio Clutumno, personificazioni del fiume che qui proferiva ai suoi oracoli, già famose in epoca romana e celebrate da Properzio, Plinio e Virgilio nei loro scritti, queste acque hanno ispirato nei tempi più recenti poeti come Byron e Giosuè Carducci, pittori come Corot e ancora oggi sgorgano dalle fratture della roccia e vengono raccolte in un delizioso laghetto.
Sempre nello spoletino merita una sosta il Monteluco, quinta scenografica naturale della città di Spoleto. Interamente coperto di lecci, fu un bosco sacro a Giove ("lucus" ovvero monte sacro) fin dall'età romana e la "Lex Spoletina", raro documento del III sec. a.C., oggi custodito al Museo civico di Spoleto ne tutelava l'integrità. Monteluco fu anche luogo naturale di isolamento sullo scorcio del V secolo dagli eremiti siriaci per la meditazione e la preghiera. Oggi Monteluco è considerato un interessante patrimonio artistico e naturalistico tanto da essere inserito tra i luoghi osservati dal Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco.



Il lago di Piediluco e la cascata delle Marmore

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Situato all’estremità sud-orientale dell’Umbria, al confine con il Lazio, stretto tra i monti Luco e Caperno, il lago di Piediluco (il più grande lago naturale dell’Umbria dopo il Trasimeno) assomiglia molto a un lago alpino, anche se il profilo dei rilievi boscosi che si riflettono nelle sue acque è assai più dolce.
Il lago di Piediluco, assieme a quelli più piccoli della piana Reatina, è quanto rimane dell’antico lacus Velinus, di origine alluvionale, formatosi a partire dal Quaternario come conseguenza delle vicende oroidrografiche riguardanti i fiumi Nera e Velino. Si è ipotizzato che nel periodo della sua massima estensione il lago Velino abbia ricoperto la quasi totalità della piana reatina, spingendosi sino al ciglione delle Marmore. Per bonificare la piana, resa acquitrinosa e malsana dalle frequenti inondazioni, neI 271 a.C. il console romano Manlio Curio Dentato fece scavare nella roccia un canale a cielo aperto (lungo circa 2 chilometri) che, partendo dal braccio occidentale, portava le acque fino al ciglione di Marmore, da dove ancora oggi precipitano nel sottostante fiume Nera. Nacque così la Cascata delle Marmore, uno spettacolo di superba bellezza, celebrato da artisti, pittori e poeti di tutte le epoche, molti dei quali furono colpiti anche dal panorama e dalla quiete del lago di Piediluco.